Le Culle per la Vita sono una iniziativa del Movimento per la Vita Italiano nata nel 1993 per limitare i casi di neonati abbandonati nei cassonetti o per strada con gli effetti, spesso tragici che tale situazione comporta.
Una culla vista dall'esterno
Una culla vista dall'esterno
La persona che non può o non vuole occuparsi del bambino ha la possibilità di collocarlo senza farsi riconoscere in una culla posta in una stanza attigua alla strada e protetta da una porta automatica e da un sistema di allarme. Non appena la porta si richiude le persone incaricate vengono allertate del fatto che un nuovo bambino è stato deposto nella culla.

L'elenco delle culle, circa 50 in tutta Italia, si trova in questo documento pubblicato dal sito www.mpv.org.

Le più vicine a Lodi sono le seguenti:
  • Piacenza, al Centro Manfredini in via Giuseppe Beati 56a
  • Melegnano, presso l'ospedale Vizzolo Predabissi
  • Crema, presso l'Istituto Buon Pastore, via Carlo Urbino angolo vicolo Giulia Colbert
  • Milano, presso la clinica Mangiagalli
Secondo la Legge Italiana(*) è possibile partorire in ospedale senza indicare il proprio nome lasciando il bambino in gestione al reparto che provvederà ad avviarlo all'adozione.
La culla per la Vita presso la clinica Mangiagalli a Milano
La culla per la Vita presso la clinica Mangiagalli a Milano
Non ci sono sanzioni di alcun genere per chi abbandona il bambino in ospedale.

Ma vi sono casi in cui una donna considera ugualmente pericoloso per sé recarsi in un ospedale pubblico, essere vista, dover giustificare la propria assenza ad altri ecc. In questi casi, se il bambino è già nato, può ricorrere alle Culle. Anche chi mette il bambino in una delle Culle per la Vita non corre alcun rischio di sanzioni per la legge italiana.

Non c'è vergogna ad abbandonare il proprio bambino se si è nella disperazione. Una mamma in queste condizioni è doppiamente mamma: fa nascere il suo bambino e poi gli dà una possibilità per una vita migliore.

(*)DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 3 Novembre 2000 n. 396 Art. 30 (Dichiarazione di nascita), comma 1: La dichiarazione di nascita è resa da uno dei genitori, da un procuratore speciale, ovvero dal medico o dalla ostetrica o da altra persona che ha assistito al parto, rispettando l'eventuale volontà della madre di non essere nominata.